Cap VI: ZAHA HADID

Pensare al futuro è costruire nel presente, al fine di creare un dialogo tra la città e gli abitanti, focalizzato sulla sostenibilità culturale. Decostruzionismo, nato come movimento architettonico nella fine degli anni Ottanta, fondamentalmente caratterizzato dalla frammentazione, la distorsione di forme, strutture, spazi e imprevedibile caos apparente, ma che in fondo nasconde una sincronizzazione completa. Per alcuni l’architettura decostruttivista è un mero esercizio formale, quasi scultorea, senza riferimenti culturali ed elitario con poco riguardo al sociale.
Lo stile di Zaha Hadid rompe il formale e ridefinisce le vecchie regole di gestione dello spazio. La creazione di forme angolari ed intrecciate che sembrano oscillare con spazi aperti che offrono molte possibilità e danno la sensazione di movimento.
Zaha è nata a Baghdad nel 1950, cresce in Iraq, ma nel 1972 si trasferisce a Londra per proseguire gli studi in architettura presso l’Architectural Association, dove si è laureata nel 1977. Da dove apre il suo studio di architettura. É stata professoressa nelle prestigiose scuole di architettura come Harvard, Chicago, Yale, Amburgo, Ohio e New York. Membro Onorario dell’American Academy of Arts and Letters e l’American Institute of Architecture.
Anche se il suo lavoro attirara l’attenzione fin dall’inizio e ottiene molte menzioni d’onore a vari concorsi, Zaha Hadid, è statá considerata per molti anni come architetta “concettuale” per così dire, un architetto il cui lavoro era magnifico sul “ruolo “. É il numero delle sue opere costruite tra il 1976-1992 dimostrarlo (6 in totale e solo uno nel Regno Unito). É in Germania, dove il suo lavoro comincia a trovare più spazio da Vitra Fire Station, Weil am Rhein, Involucro per IBA-Block 2 e LF One padiglione. Più tardi sarebbero venute poco a poco, commissioni per opere in altre parti del mondo, come Stati Uniti, Spagna, Italia, Regno Unito, Danimarca, Francia, Canada, Messico, ecc. Essendo la prima donna a vincere il Premio Pritzker nel 2004, é stata consacrata come uno dei più importanti architetti del nostro tempo.
Che hanno le sue opere di speciale? É stata la ricerca di anni per il proprio linguaggio architettonico d’avanguardia. La ricerca non è lasciata solo per la produzione di schizzi e disegni, questo potrebbe far pensare ad un ultimo passo nel processo di progettazione architettonica, ma invece, si estende alla pittura, arti grafiche e computer design, per esplorare più liberamente lo spazio architettonico e tutte le sue possibilità. Guardando i suoi quadri, si può andare a scoprire un concetto di volumi, di spazi. I colori accentuano alcuni di questi concetti che alla fine fanno distinguere i suoi edifici.

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Una caratteristica riconosciuta nella sua architettura é la bassa tendenza a progettare strutture che si estendono. Vi è anche una ricerca organica marcata di sogni contraposta all’assenza di ornamenti.
Preoccupata per le esigenze della società in cui viviamo si associa con la Office for Metropolitan Architecture (OMA), con i professori di fama, architetti Rem Koolhaas ed Elia Zenghelis. Ma questa colaborazione non durò a lungo, perché nel 1979 ha creato il suo studio di architettura nella sua città di adozione, Londra. Fino a quasi un decennio più tardi, è stata attratta dall’idea di condividere le suo idee ed illuminare la strada alle nuove generazioni. Esercita le sue capacità di insegnamento presso università prestigiose come Harvard, Illinois, Hamburg o New York, solo per citarne alcune, sempre cercando di coniugare progetti di architettura e design per aziende prestigiose in tutto il mondo. La prova di questo è la Luna (2007) divano per B & B Italia.

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Nel luglio 1998 il Ministero della Cultura italiana bandisce un concorso internazionale per la nuova Fiera di Roma dedicata all’arte e l’architettura contemporanea. La vocazione di questo museo è quello di essere non solo un luogo di conservazione ed esposizione del patrimonio, ma anche un laboratorio di sperimentazione e innovazione culturale, di studio, ricerca e produzione di contenuti estetici del nostro tempo. Alla fine di febbraio 1999, la giuria ha selezionato il progetto vincitore, progettato da Zaha Hadid.

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Con il progetto del MAXXI si supera l’idea dell’edificio-museo. La complessità dei volumi, le pareti curvilinee, il variare e l’intrecciarsi delle quote determinano una trama spaziale e funzionale molto articolata che i visitatori possono attraversare seguendo percorsi sempre diversi e inaspettati.

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Zaha, non mantiene uno stile definito, ma in realtà, si evolve a fianco della nostra società attuale, in fase di sviluppo permanente e continuo, vale a dire l’adattamento all’ambiente, che forse è stata la chiave del suo successo globale.
Se vi è una potenza nella progettazione architettonica questo dovrebbe essere la sintesi. Di fronte a problemi che sembrano governare il XXI secolo, quali il cambiamento climatico, la perdita di combustibili e di energia non rinnovabili, o la crescita delle metropoli, sono necessarie soluzioni semplici e funzionali. Il futuro dell’architettura punta verso modelli sostenibili che sfruttano le risorse naturali e di energie rinnovabili.

“Spazi dinamici in continuo movimento che incoraggiano, attraverso le loro inusuali geometrie,a immaginare nuove possibilitá per l’architettura, caratterizzano le opere di Zaha Hadid.” Luigi Prestinenza Puglisi
Bibliografia

Saggio A., Architettura e Modernità, Carocci, Roma, 2010
Prestinenza L., Zaha Hadid | Progetti Opere 2000

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