Cap III : ALVAR AALTO – L’architettura perpetua

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L’architetto finlandese voleva umanizzare la modernitá. Fuggendo dalla freddezza dei margini e dall’ordine cartesiano.
L’architettura di Alvar Aalto (1898-1976) fuggiva dalla freddezza dei margini e dall´ordine cartesiano che imponeva la modernità per aprire un’avanguardia che aveva come riferimento forme di laghi, tronchi d’albero e la perfetta imperfezione della natura.
Così, 40 anni dopo la sua morte, rimane un architetto per riscoprire. Le sue opere sono un pozzo senza fondo a dimostrazione che la migliore architettura condivide un linguaggio universale di tutte le tradizioni.

Il motivo particolare che cattura la mia attenzione è che quando Aalto era già diventato l’architetto che sarebbe passato alla storia, tornò a scuola “Jyväskylä” dove aveva studiato da bambino. Lo fece per parlare con gli studenti circa l’importanza di una formazione umanistica, la necessità di andare oltre se stessi e la capacità di guardare indietro per salvare le nuove idee. Si oppose all’idea che l’architettura fosse solo per i ricchi e che solo pochi specialisti potevano capire. Il funzionalismo flessibile e la raffinatezza dei dettagli della sua architettura ispirano ancora generazioni. Per lui, la professione è stata un ponte tra la vita di tutti i giorni e lo spirituale.

“A prescindere da quale sistema sociale prevalga nel mondo intero o nelle sue parti, si rende necessario un intervento umano che plasmi societá, cittá, edifici e finanche i piú piccoli oggetti industrialmente prodotti, facendone qualcosa di positivo per la psiche umana senza che la libertá individuale entri in conflitto con il bene comune. Queste forze si sono raccolte intorno all’architettura al punto che oggi le si prospetta un obiettivo nuovo e piú ampio, che riguarda il mondo intero e la crisi culturale che sta attraversando. Ma potremmo anche dire che oggi siamo giunti a uno stadio in cui l’architettura é tornata a ricoprire il ruolo che le era proprio nelle civiltà classiche del passato”. Alvar Aalto.
La personalità del suo lavoro gira con il Sanatorio di Paimio, costruito nel 1932. Si tratta di un sanatorio situato nella cittadina finlandese di Paimio, utilizzato nel passato per la cura della tubercolosi. La struttura generale del sanatorio è costituita da un complesso edilizio per corpi di fabbrica separati: in particolare ci sono le camere dei malati e terrazzi, locali di uso collettivo, servizi secondo gli usi: vetro pareti, balconi e finestre sono ritmica nei volti di costruzione.

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Perde la rigidità geometrica seguendo una disposizione dei corpi di fabbrica apparentemente libera, per aderire, pertanto, ad una condizione organicanicamente più naturale. Inoltre, in entrambi i lavori è riscontrabile l’approccio organico nel trattamento dei particolari architettonici; infatti, nonostante la struttura in cemento armato, Aalto sfruttò l’occasione per estendere i precetti del funzionalismo fino a includere la risposta ad una completa gamma di esigenze fisiche e psicologiche.

Il sanatorio di Paimio suscitó grande interesse anche all’estero, e gli venne immediatamente attribuito un significato universale dove sintetizza tutte le sue conoscenze sull’architettura razionalista e la qualitá unica della combinazione di criteri rigorosamente funzionali e tecnici con accorte considerazioni psicologiche tanto da emanare una rara atmosfera di ottimismo e fiducia.

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“Lo scopo primario dell’edificio é di funzionare come uno strumento medico… Uno dei requisiti di base per guarire é quello di offrire una pace completa… Il disegno delle stanze é definito in base alle forze limitate del paziente, sdraiato a letto. Il colore del soffitto é scelto per dare tranquillità, le fonti di luce sono al di fuori del campo visivo del paziente, il riscaldamento é orientato verso i suoi piedi e l’acqua esce dai rubinetti senza fare rumore per far sì che nessuno disturbi il proprio vicino” Alvar Aalto
Bibliografia

Reed P., A cura di Alvar Aalto, Milano, 2009
Saggio A., Architettura e Modernità, Carocci, Roma, 2010

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