Cap VII: RENZO PIANO-Che Cos’è l’architettura?

Tentare di rispondere a questa complessa quanto fondamentale domanda è il compito di ogni progettista nel corso della propria formazione professionale. Proprio questo quesito apre l’intervista di Piergiorgio Odifreddi per L’Espresso a Renzo Piano, l’architetto che si definisce un“artigiano che modella gli spazi” e che, negli anni, ha affrontato molteplici tematiche, riattualizzando la sua ricerca in relazione alle emergenze della contemporaneità, ancorandola a criteri di funzionalità, aderenza al contesto, studio dell’identità dei luoghi e sviluppo tecnologico della visione high-tech dell’architettura.

Per capire quello che rappresenta oggi l’architettura per Piano credo sia necessario ritornare a Parigi, al suo edificio simbolo progettato e completato nel 1977, in seguito al concorso internazionale per la realizzazione del nuovo Centro Culturale. In questa prima e tanto discussa opera, Renzo Piano e il collega Richard Rogers, propongono un nuovo tipo di edificio per l’arte, non più inteso come luogo di accademici o enorme teca in grado di contenere espressioni artistiche di vario genere, ma come centro di produzione, nuovo contenitore di episodi e performance, mostre e iniziative che definiscono la nuova Arte. Una sorta di casa dell’arte, una sorta di Bauhaus moderno.

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Qui risiede la novità: l’architettura è contrasto con il passato, rivoluzione, innovazione tecnica e partecipazione sociale, nuovo polo rivolto alla comunità e caratterizzato da un impianto tecnologico lasciato a vista il cui impatto è destabilizzante. Forse per i primi osservatori l’edificio si avvicinava più ad un oggetto proveniente dal futuro.

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L’immagine infatti, fortemente iconica e in netto contrasto con gli edifici del quartiere parigino in cui sorge, dichiara la volontà dell’architetto di basarsi sull’utilizzo della tecnologia, non eleggendola ad unica fonte ispiratrice, ma a nuovo strumento attraverso cui allontanarsi da una ricerca formale impostata sull’idealizzazione dell’arte e su criteri puramente estetici.

“[…]Tutti l’hanno preso come il trionfo della tecnologia, ma non lo era assolutamente: semmai, era una specie di voluto sberleffo alle istituzioni (…) una volontà di ribellione al confinamento della cultura in luoghi specialistici e un tentativo di farne una fabbrica, un’officina, un opificio.” (P. Odifreddi, Che cos’è l’architettura? Intervista a Renzo Piano. , L. Sossella Editore, Roma, 2007, in abbinamento a testate edite dal Gruppo EditorialeL’Espresso)

Questo mancato trionfo della tecnica sarà in realtà una metafora, il simbolo di una profonda critica sociale ed ideologica alle istituzioni e alle accademie artistiche, in un epoca di forte cambiamento anche per il mondo dell’architettura: nella società post- industriale fa infatti il suo ingresso l’informatica e il conseguente sviluppo del settore terziario. Oltre al profondo mutamento dell’impostazione compositiva dei nuovi edifici, anche le città subiscono forti trasformazioni che spesso rappresentano nuove opportunità di rigenerazione urbana. Piano – tra gli altri – accoglierà la sfida di ripensare un’area della città di Berlino, lacerata dall’orrore della Guerra ma terreno fertile per nuove sperimentazioni.

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Il quartiere di Potsdamer Platz – tra le zone est e ovest della città – viene completato nel 2000 e riqualificato con uno strutturato intervento democratico che mira a restituire un importante brano della città ai suoi abitanti. Vengono pensati uffici, gallerie commerciali, teatri, edifici con funzioni miste ideati per dar vita ad un nuovo polo culturale, proprio nelle vicinanze dei capolavori di Hans Scharoun.

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Qui l’architettura diventa memoria, rinascita, desiderio di guardare al futurorestituendo alla città quella libertà che il conflitto mondiale aveva tolto. La piazza intitolata a Marlene Dietrich ne diventa il simbolo.

Tuttavia, la volontà dell’architetto di trasformare l’idea stessa di città è ancora più ambiziosa: in seguito all’intervento su Berlino, Piano condurrà un’interessante ricerca sulle aree perimetrali delle metropoli contemporanee, quei luoghi spesso degenerati in periferie degradate e prive di ogni logica programmatica. Nuove centralità vengono inserite in aree periferiche delle città – come il progetto della Columbia University ad Harlem o il nuovo palazzo di giustizia nella banlieue di Parigi – e questo tema, che si allontana dalla pratica architettonica più pura, ne diventa però condizione d’esistenza: l’architettura si inserisce nella città ed è fondamentale ripensare l’assetto urbano che la caratterizza. Si discute oggi di queste nuove possibilità nel gruppo G124, in cui l’architetto si confronta con un gruppo di giovani professionisti sulla nuova identità delle periferie e sulle reali possibilità di integrazione con il centro.

“[…] ho pensato di lavorare sulla trasformazione della città, sulla sua parte più fragile che sono le periferie dove vive la stragrande maggioranza della popolazione urbana. Credo che il grande progetto del nostro Paese sia quello delle periferie (…) Questa è la sfida urbanistica dei prossimi decenni: diventeranno o no parte della città? ” (R. Piano,Report 2013-2014 sul G124 in renzopianog124.com)

Credo che il punto più interessante della ricerca di Piano sia proprio questo, l’impostazione generale che cambia. La necessità di rapportarsi con la realtà urbana definisce un approccio metodologico differente e le stesse aree periferiche di vari centri d’Italia vengono progettate e riqualificate attraverso interventi a basso impatto, che contribuiranno al miglioramento delle condizioni di chi abita questi luoghi.

Qui il progetto è sensibilità, connessione tra interno ed esterno, rimodulazione spaziale. Perché oggi è più che mai necessario riaffermare la nuova identità sociale di questi spazi spesso dimenticati. Perché l’architettura è anche questo.

 

Bibliografia
A. Saggio, “Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica”, Carocci, 2010
P. Odifreddi, “Che cos’è l’architettura?” Intervista a Renzo Piano. , L. Sossella Editore, Roma, 2007, in abbinamento a testate edite dal Gruppo Editoriale L’Espresso

Sitografia
fondazionerenzopiano.org
rpbw.com

Documentazione fotografica
Immagini 1, 2 di Fondazione Renzo Piano, da fondazionerenzopiano.org
Foto 3,4 di Michel Denancè, da fondazionerenzopiano.org
Foto 5 di Vincent Mosch da fondazionerenzopiano.org
Foto 6 di Rudolf Shafer da fondazionerenzopiano.org
Immagine 7 di Fondazione Renzo Piano, da fondazionerenzopiano.org

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