Cap I: Frammenti di storia. Frammenti di territori.

Attraversando varie tematiche ed epoche storiche, la lezione ha sottolineato l’importanza ed il ruolo fondamentale della Storia. Quella che conosciamo e che abbiamo studiato, quella che rappresenta la versione ufficiale di come si sono svolti i fatti. Quella che spesso però, non è del tutto imparziale.

La Storia, in generale, e la Storia dell’Architettura nello specifico, identifica ed interpreta una serie di domande, passaggi ed elementi, che non derivano necessariamente da una successione logica e cronologica di eventi, ma che vengono restituiti come ricerche, inchieste filtrate e, in parte, soggettive. La scrittura della Storia non è quindi completamente indipendente dall’autore stesso e il presente non è necessariamente la conclusione di un percorso che proviene direttamente dal passato, ma è ciò che è stato scelto, l’insieme di ciò che ha assunto importanza e di ciò che è stato messo da parte, la conclusione di uno sguardo selettivo. Evidentemente, il presente interagisce ed influisce su quello che ha rappresentato il nostro passato nel modo in cui il racconto di esso può influire nel nostro futuro. Come sottolineato espressamente, il filosofo Walter Benjamin è stata una figura importante nella definizione di questa nuova interpretazione della storia, non solo come un insieme di elementi, un elenco di fatti ed avvenimenti, ma come rilettura soggettiva, produzione di un racconto ottenuto attraverso una nuova metodologia operativa. Ma, se questa nuova dimensione del giudizio storico (come teorizzato da Benedetto Croce) non può che destabilizzare, nel momento in cui ciò determina una crisi anticipa un cambiamento, un confronto. Largo spazio della lezione è stato quindi dedicato alla definizione di cambio di paradigma, attraverso la riflessione sul pensiero dello storico e filosofo Thomas Kuhn. Il libro Architettura e Modernità, si basa fortemente sulla necessità di definire un nuovo modello di lettura del passato, così come avviene per la rivoluzione scientifica nel corso di un cambio di paradigma. Gli assunti del passato non vengono eliminati, ma riformulati e tradotti per rispondere alle richieste della contemporaneità e quindi, relazionarsi con la Modernità e collocarsi nel presente, risulta possibile solo se avviene un mutamento consapevole e non un loro totale abbandono.

Tra i numerosi esempi trattati, particolarmente interessanti sono stati i pensieri di Giuseppe Pagano, che cercò di rispondere alla Modernità attraverso un’ alternativa riconducibile alla realtà rurale italiana, vicinissima, secondo l’autore, al nuovo linguaggio architettonico contemporaneo. Nella mostra del 1936 alla Triennale di Milano, il Direttore di Casabella presentò una rassegna fotografica sulle varie tipologie di costruzioni spontanee tipiche del territorio italiano, da sud a nord. Per la prima volta si pose l’accento su come la tradizione architettonica fosse già sensibile verso alcuni aspetti teorizzati solo in seguito e ai quali, finalmente, veniva riconosciuta una particolare importanza. Ma la possibilità di procedere verso il futuro poteva derivare direttamente dallo studio del passato, di antichi principi e dalla riscoperta dell’essenzialità del loro valore estetico? In seguito, altre importanti figure come Bruno Zevi e Kenneth Frampton si occuparono di questi tematiche, e contribuirono al rinnovamento del linguaggio architettonico introducendo i nuovi concetti di Architettura organica, legata a grandi maestri come Frank Lloyd Wright e Alvar Aalto, e di Regionalismo critico. Proprio la direzione intrapresa da Kennet Frampton con il suo Regionalismo Critico, non intendeva fare un passo indietro ritornando ai principi e alle tecniche del passato, ma intendeva rileggere alcune specificità, non definendo uno stile, ma un insieme di caratteristiche in grado di resistere alla modernizzazione diffusa del tempo. Non quindi un ritorno all’architettura vernacolare, ma un riconoscimento di valori locali da accostare alle nuove scoperte della Modernità. Esponente contemporaneo di tale linea operativa è sicuramente Alvaro Siza, architetto portoghese fortemente legato alla propria terra che, attraverso le sue progettazioni, sottolinea l’importanza dei luoghi e la necessità di intervenire in modo limitato e discreto nel loro equilibrio naturale. In particolare, nel progetto per le Piscine delle Maree a Leça da Palmeira in Portogallo, un insieme di elementi si innesta nel paesaggio costiero esistente ancorandosi alla topografia del luogo, mescolandosi con essa e rispettandone l’identità.

In questo modo nasce un nuovo paesaggio evocativo, sensibile, complesso, che non definisce una figura unitaria ma si presenta in modo frammentario, non modificando i luoghi, e aggiungendo contenuti da svelare in un successivo racconto.

 

Foto

Daydreamtrip.blogspot

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...