CAP. VIII: FRANCOIS ROCHE-Contro l’assenza di rumore

“Mr Roche what is the best moment of the day?”

“whenever you discover what is behind reality. 

if you can find a way to open a door, the right door, 
you see what is inside reality. I really love that.” [1]

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François Roche è un architetto trasversale alla ricerca dei nostri tempi. Da sempre appassionato alle potenzialità dell’IT sin da subito si è allontanato da chi ha cavalcato la deriva formalista del calcolatore elettronico per indagare le potenzialità di un Architettura come sistema vivo e reattivo, dove i processi logico-formativi fossero interconnessi e potessero simulare comportamenti tipici del vivente.

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Relazionarsi con il suo lavoro è un po’ come guardare dentro sé stessi. I complessi ragionamenti che sottendono l’opera di Roche indagano, infatti, sfere recondite dove entrano in campo i fattori più disparati: biologici, naturali, fisiologici e psicologici.  La sua Architettura non è organizzata attorno ad un pensiero fatto di compartimentazioni stagne ma da un fluire di sogni, desideri e paure, che essa tende a voler raccogliere, fare proprie, per potersi ogni volta plasmare da un sistema di particelle dove il fattore di casualità è incredibilmente alto.

 

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Ma può l’Architettura, essendo opera umana e disciplina da sempre basata su rigidi pattern mentali, essere così dinamica tanto da trarre forza dalla sua stessa indeterminatezza? La risposta per François Roche è affermativa: l’Architettura può fare tutto questo ma, solamente, manipolando l’Informazione.

Assieme al suo gruppo di ricerca NT (New Territories) ha sempre inseguito il desiderio di un’architettura lontana da ogni schema intellegibile e senza alcuna volontà rappresentativa, nella quale la componente formale non fosse momento di partenza ma arrivo di un susseguirsi di iterazioni successive legate non da una componente “meccanica” dell’edificio, ma in relazione ai suoi comportamenti vitali.

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Con rimandi tra loro vari ed eterogenei, dalla tradizione Surrealista francese passando per la disciplina psichiatrica, NT definisce un innovativo protocollo basato sulla commistione tra tecnologie informatiche ed esperienza inconscia dove l’elemento catalizzatore è la possibilità del calcolatore elettronico di trascrivere codici eterogenei. La sua però è una visione della macchina non di Deleuziana memoria, pensata solo per produrre energia, ma come nuovo artefatto in grado di produrre, scambiare ed elaborare informazione. Per la sua capacità di divenire piattaforma di scambio diventa il tramite attraverso cui portare il regno della natura, o dell’esperienza umana, all’interno dell’Architettura.

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Ciò avviene nel progetto “I’Ve Heard About” dove vengono enfatizzati lo scambio, la transazione e soprattutto la possibilità che l’informazione sia diversamente incorporata (embodied) e scambiata tra gli oggetti fisici, generando un’idea di città che si plasma continuamente dall’elaborazione di informazione tra esseri umani, macchine e architettura. Per far questo viene inventato un robot, il VIAB, un agente costruttore (che fisicamente viene pensato come fasmide, ovvero l’insetto che ha tra le maggiori capacità di mimetizzazione) che si comporta secondo le complesse negoziazioni che avvengono tra i vari attori coinvolti; la città può crescere, decrescere, o addirittura essere distrutta perché il VIAB non fa altro che operare secondo le richieste dei cittadini stessi. Il robot è quindi un intermediario fra abitanti e ambiente che compie una rivalutazione delle condizioni locali, da quelle climatiche a quelle strutturali, usando materiali reperibili in loco o i rifiuti stessi.

 

 

 

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Tutto ciò è possibile grazie alle potenzialità dello script, che può descrivere infinite operazioni possibili in un’idea di città che viene definita “emergente”, non condizionata da processi decisionali subordinati ad un’autorità precostituita.

Roche nella sua ricerca si scaglia contro l’assenza di rumore nel mondo delle procedure algoritmiche tradizionali che non sono grado di rinnovare i propri domini semantici e lavorano sempre sullo stesso codice trovando la loro debolezza proprio in questo determinismo. Vengono introdotti così due elementi fondamentali: la natura stocastica dell’algoritmo e la presenza degli abitanti che sono intercettati fisicamente e che tramite dei nano recettori inalati, inviano i loro biofeedback che vengono poi analizzati dal VIAB che opera di conseguenza.

Il passaggio è epocale, si passa dalla mente assimilabile ad un computer dellascienza cognitiva degli anni ’70 ad una radicata nel contesto e profondamente radicata nel corpo.

 

 

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La sua è, inoltre, un’Architettura hyper-radicata dove l’edificio non è solamente inserito nel contesto, ma a volte sembra quasi scomparirvi, divenendo membro stesso sensibile della comunità.

È il caso dell’Olzweg, dove NT è chiamato ad occuparsi un ampliamento museale. In questo caso il robot è più di un agente regolatore, è un cleaning fish, che pulisce uno spazio e ne restituisce un altro, elaborando un sistema di iterazioni possibili e varie (ad esempio il rumore delle automobili); è importante sottolineare però che lo spazio che esso produce nel tempo non è assolutamente casuale ma il più possibile corrispondente a quello che le informazioni definiscono. Il visitatore è libero di muoversi in ambiente fisico che è sempre più plasmato rispetto ai suoi sogni e alle sue attese e che può scoprire solamente immergendovisi totalmente.

 

 

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Scoprire l’Architettura di François Roche e dei suoi NT è un’esperienza nuova e totalmente in divenire; si è catapultati in un mondo, dove quelle che credevamo certezze vengono distrutte per lasciare spazio a delle libertà che non immaginavamo possibili. Si ha la consapevolezza sfogliando le pagine di un libro a lui dedicato che l’Informazione, e uno spazio in-formazione, sia la risposta a delle crisi che avvolgono l’uomo moderno e lo riportino al centro di una logica inclusiva e convergente su sé stesso. Il problema dell’identità dell’Architettura è risolto in uno stravolgimento totale dove la componente biologica, intrecciata a quella costruttiva diviene la caratteristica identitaria principale.

 

È un cambio di paradigma totale, è una libertà nuova. Assistiamo alla distruzione dello spazio panottico meccanicistico e ci si troviamo liberi, come un’astronauta che, vinta la paura iniziale e abbandonata la propria capsula, fluttua emozionato e stupefatto nello spazio infinito.

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Bibliografia

Saggio A., Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla Rivoluzione Informatica, Carocci, Roma, 2010

Di Raimo A, François Roche. Eresie meccaniche e architetture viventi di New-Territories.com, Edilstampa, Roma, 2015

Note
[1] Intervista a François Roche su Designboom.com

Raccolta Immagini
[Immagine 1] Ritratto di New-Territories.com. Fonte Designboom.com
[Immagine 2] Hypnotic Chamber. Fonte: Di Raimo (2015) pag. 26
[Immagine 3] Green Gorgon. Fonte: Di Raimo (2015) pag. 30
[Immagine 4] Unplug. Fonte: Di Raimo (2015) pag. 48
[Immagine 5] I’ve Heard About. Fonte: New-Territories.com
[Immagine 6] Esempio generativo tipico del corallo, elemento di ispirazione nel progetto “I’ve Heard About.” Elaborazione a cura dell’autore
[Immagine 7] Elementi costituenti del robot VIAB. Fonte: Di Raimo (2015) pag. 22
[Immagine 8] Olzweg. Fonte: Designboom.com
[Immagine 9] Vista dal casco di un astronauta in missione spaziale. Fonte: iflscience.com
Sitografia
http://www.new-territories.com
http://www.designboom.com
http://www.iflscience.com

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