Cap VI: COLIN ROWE – what if

1

L’arte è una bugia che ci consente di realizzare la verità.
Pablo Picasso

Nel 1925 l’idea che il pensiero umano debba necessariamente muoversi su regole oggettive viene messa in crisi, dopo circa quattro secoli, da Hans Vaihinger, uno dei maggiori studiosi e interpreti di Kant. Nel momento in cui scrive  “la filosofia del Come Se” egli propone al mondo l’idea sconvolgente che la scienza trovi un profitto non tanto nell’oggettività delle ipotesi, quanto in buona misura dalla capacità dei soggetti di concepire finzioni irreali ma funzionali. In matematica ad esempio una linea curva può essere intesa come la concatenazione infinita di infinitesime linee rette diversamente inclinate, questa approssimazione è una ‘finzione’ che non rappresenta la realtà effettiva ma consente di gestirne il calcolo. Così la mente umana crea delle ‘fictions’, potenti leve progettuali che spingono il pensiero oltre la mera risposta alle contingenze verso opportunità di comprensione e cambiamento. Si tratta di quello stesso processo che lo psicologo Edward De Bono nel ’67 ebbe a chiamare “Pensiero Laterale[1], il quale non propone la risoluzione di norme prescrittive, ma piuttosto di trovare nuove interpretazioni della realtà e nuove idee operative. Infatti egli dimostrava con esempi eloquenticome la logica deduttiva, per la quale la verità delle conclusioni deriva necessariamente dalla verità delle premesse, sia in effetti limitativa e persino fallace riguardo problematiche che richiedono un ‘salto’ cognitivo per identificare soluzioni fuori margine.

2

Roma Interrotta, settore disegnato da Piero Sartogo, 1978

Tale procedimento mentale viene attuato una decina di anni più tardi, nel 1978, dall’architetto Sartogo nel ripensare Roma a partire dalla pianta del Nolli (1748), ovvero una mappa che illustrava scientificamente la città ma traducendo il vuoto come informazione al punto che la si deve leggere in negativo. L’informazione è lo spazio bianco delle strade, delle piazze e dell’interno degli edifici pubblici, il nero è la cornice di questa dimensione pubblica. «Studiando la pianta del Nolli si intravede che Roma può essere ricostruita manipolandone organicamente l’interno. In sintesi riprogettare Roma come se..»[2] gli ultimi secoli avessero seguito tutt’altro destino.

Sartogo coinvolse nel progetto altri undici nomi di alto profilo[3], lasciando a ciascuno la libertà dei propri strumenti progettuali e concettuali, per immaginare «una Roma irreale, fantastica, suggestiva […] Irreale perché non realizzata»[4].

Ogni architetto affrontava uno specifico quadrante della mappa riprogettandolo e disvelando così un potenziale nascosto della città, una trama occultata nel tessuto urbano stratificato, una promessa per il futuro che sfida il fatalismo. Nel 1978 Argan era sindaco di Roma e abbracciando l’iniziativa di Sartogo scrive: «Roma è una città interrotta perché si è cessato di immaginarla e si è incominciato a progettarla (male)»[5] , la ragione per la quale è tanto importante in quegli anni la distinzione che pone Argan tra ‘immaginare’ e ‘progettare’ sta nella stessa differenza che intercorre tra opportunità e opportunismo, in quanto la Capitale consegnata nelle sue mani era oramai «una congerie  disordinata e confusa di interessi particolari» (De Rita) [6] che quantomeno andavano contenuti e reindirizzati e per fare ciò era necessario un nuovo immaginario e un nuovo metodo.

4

“Gli artisti usano le menzogne per dire la verità. Sì, io ho creato una menzogna, ma grazie al fatto di averci creduto, hai scoperto una verità su te stessa.”
Immagine e citazione dal fim “V per Vendetta”, 2005

E’ da ricordare che di lì a poco Rodari darà i natali al suo “Grammatica della Fantasia” nel quale mostrerà come la mente creativa possa con grande agilità sviluppare idee originali attraverso un procedimento strutturale, quasi un’equazione algebrica della psiche in cui si devono mettere in gioco pochi fattori per stimolare immaginifiche prospettive: «quella delle “ipotesi fantastiche” è una tecnica semplicissima, La sua forma è appunto quella della domanda: Che cosa succederebbe se…»[7] a cui, suggerisce Rodari, è sufficiente aggiungere un soggetto e un predicato inusuali per ottenere infinite nuove possibilità[8].

Roma Interrotta, settore disegnato da Colin Rowe, 1978

Questo accostamento di soggetti e predicati diversi e distanti nel senso comune è in sostanza l’operazione del progetto ‘Roma Interrotta’ che appare come un collage di fantasie progettuali molto diverse tra loro. Colin Rowe parlava già dal ’73 sull’idea di una ‘Città Collage’[9] di cui Roma costituiva l’emblema per eccellenza e questo progetto sarà l’occasione per mostrare e mettere in atto tali idee. Come diversi autori affermavano da tempo, il controllo totalizzante del progetto si era rivelata una Utopia modernista oramai caduta[10] , Roma dimostra un altro tipo di condizione in quanto questa città è eterna perché non si conclude in un passato o una regola definita, ma si ridefinisce costantemente in una serie di presenti di diverse epoche. Come la ‘Testa di toro’ realizzata da Picasso, essa prende elementi con caratteri molto diversi tra loro e li ricombina fornendogli una nuova identità di ordine superiore alla somma delle singole componenti.

Per certi aspetti l’esperienza di Roma Interrotta è dissacrante, nulla è davvero intoccabile e proprio questa libertà d’azione porta a considerare tutto il patrimonio culturale della Capitale quale continua ridefinizione di se, della propria identità che ha nei secoli fagocitato, metabolizzato, trasformato praticamente ogni sua parte. Questa mostra pone in evidenza un immenso atto combinatorio in divenire nel quale il passato e il presente sono ugualmente materiali progettuali, questa inclusività di mondi diversi o per meglio dire di relazioni tra frammenti di mondi  è il frutto di un’operazione “come se”, in cui tutti i tempi di tutte le epoche si fondono in un melange quantistico. Come ebbe a descrivere il poeta Michel Butor, un materiale è tutto ciò che può essere composto e “combinazioni più elevate possono utilizzare come materiali composizioni antecedenti; […] se esistessero più mondi ciascuno di questi mondi sarebbe un materiale”[11]

 

Illustrazioni (dall’alto)

Pablo Picasso, testa di toro, 1942, museo Picasso

Piero Sartogo, Roma interrotta, 1978

Fotogramma dal film “V per Vendetta”, 2005

 

Note

[1] Cfr. De Bono E., il pensiero laterale. Come diventare creativi, Ariccia (Roma) 2007

[2] Sartogo P., il progetto, in AA.VV., Roma interrotta. Dodici interventi sulla Pianta di Roma del Nolli, Italia 2014,
p. 17

[3] I dodici architetti che parteciparono a Roma Interrotta sono: Piero Sartogo, Costantino Dardi, Antoine Grumbach, James Stirling, Paolo Portoghesi, Romaldo Giurgola, Robert Venturi, Colin Rowe, Michael Graves, Leon Krier, Aldo Rossi, Robert Krier

[4] op.cit. Ibidem

[5] Argan G.C., in Roma interrotta., 2014, p. 23

[6] parole di Giuseppe De Rita in Insolera I., Roma moderna. Da Napoleone I al XXI secolo, Torino 2011, p. 301

[7] Rodari G., Grammatica della Fantasia, San Dorligo della Valle (Trieste) 2010, p. 28

[8] Uno degli esempi proposti da Rodari è: “che cosa succederebbe se improvvisamente Milano si trovasse circondata dal mare?” (op.cit.)

[9] Cfr. Rowe C., Koetter F., Collage City, Cambridge (USA) 1983

[10] Cfr. Jacobs J., Vita e morte delle grandi città, Torino 2009

[11] Butor M., L’embarquement de la reine de Saba, Parigi 1989, p. 80

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