Cap IV: Giancarlo DE CARLO

Non badarono all’articolazione volumetrica e alla composizione dei pieni e dei vuoti che delineavano percorsi e sequenze prospettiche da scoprire, né alla capacità che solo un bravo architetto ha nell’usare il calcestruzzo. E neanche badarono all’alternanza di spazi dinamici che fluivano in spazi statici, gentili per l’animo dell’essere umano. Badarono al vecchio cemento consunto e il grigiore del luogo derivante dal materiale con cui era costruito.

La poesia costruita, immaginata, disegnata e ancora prima discussa non venne percepita minimamente ai sensi dei miei due amici di viaggio. Così proseguii la visita in solitaria tra le superfici rugose di Villaggio Matteotti progettato da Giancarlo De Carlo tra il 1969 e il 1975.

1

Apparentemente, semplice edilizia abitativa in linea che si sviluppa per un’altezza di quattro piani fuori terra. Blocchi residenziali sono separati a volte da strade carrabili e altre da strade pedonali. Diverse tipologie di appartamenti: per grandezza, sviluppati su un piano o due, con giardino di pertinenza al piano terra o terrazzo o con tetto-giardino.

Apparentemente.

Ma dietro l’apparenza, se spronati dalla curiosità si potrebbe rivelare qualcosa di più profondo e carico di significato.
“La gloria della città non ha mai avuto origine né dalla «dimensione conforme» prestabilita dai loro perimetri né dalle «griglie» imposte ai loro tessuti. La gloria della città dipende dall’immaginazione dei cittadini e questa, a sua volta, dai circuiti di esperienze e di scambi di cui sono partecipi: dipende in definitiva, dalle energie dei luoghi.” – G.D.C.

2

Ponti, vani scala, percorsi pedonali: ciò che in un progetto per abitazioni potrebbero essere considerati elementi in secondo piano, slegati tra loro, qui sono un tutt’uno e accompagnano il visitatore, o abitante del villaggio, attraverso una successione di ambienti. Indiscutibilmente viene stimolata l’azione umana, a volte in modo imprevedibile. Forse qui tutto nasce dalla sconnessione fisica tra percorso pedonale e strada carrabile. Il primo, senza ostacoli, si sviluppa per tutto il progetto con una serie di ponti sospesi sopra i tetti delle automobili che scorrono veloci.

3

Accade così che Lucia, madre di Giuseppe (personaggi inventati), avrà meno timore nel lasciar giocare suo figlio di cinque anni fuori la porta di casa conAlessandra l’amica di scuola e vicina di casa. Giuseppe e Alessandra, potranno così ogni mattina con tutta tranquillità raggiungere la scuola materna sotto gli occhi vigili delle loro madri. Ebbene si perché scuole materne, sale poli-funzionali, bar, ristoranti, lavanderie sono collocati in modo calibrato e pensato all’interno di questo villaggio.

“Credo che l’architettura araba mi sia rimasta impressa nell’immaginazione: le concretizzazioni di spazi che si compenetrano, la non differenza di sostanza tra aperto e chiuso, tra spazio edificato e spazio aperto abitato. La città araba è composta da luoghi dove le attività sono tutte intrecciate: non fare nulla e lavorare sono quasi la stessa cosa, come commerciare, pescare, giocare a trik-trak, leggere la mano…” – G.D.C.

4

L’atmosfera che si respira non è quella di una quartiere dormitorio. Si respirano le grida giocose dei bambini. Il profumo di bucato delle lenzuola appena stese al sole. L’odore di sigaretta di qualche inquilino che fuma all’aria aperta nelle terrazze. Si respira la vita, il vivere quotidiano.

Ma a volte i sensi ingannano e da questi luoghi, forse talmente saturi di sapienza, solo un’architetto è in grado di leggere la profondità di significato, avendo l’obbligo, allo stesso tempo, di trasmetterlo a chi non lo è. Non è questo, con ogni probabilità, uno dei presupposti dell’ “architettura partecipata” che Giancarlo De Carlo ha usato come strategia per il progetto del Villaggio Matteotti?

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