CAP III: RICHARD NEUTRA

“Nessun uomo seguì mai il suo genio tanto da esserne sviato. Sebbene il risultato fosse debolezza fisica, tuttavia nessuno può dire che le conseguenze fossero da rimpiangersi, poiché queste erano una vita condotta secondo principi più alti. Se il giorno e la notte sono tali che voi li salutate con gioia, e la vita umana emana una fragranza come fiori ed erbe molto profumate, il vostro successo sarà più agile, colmo di stelle e immortale. Tutta la natura si congratula con voi e, momentaneamente, voi avete occasione di benedirvi. I guadagni e i valori più grandi sono ben lungi dall’essere apprezzati. “

(Walden, vita nei boschi- Henry David Thoreau)

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Ogni volta che mi viene chiesto cosa rappresenta per me l’architettura vorrei poter rispondere fermamente che è la più concreta tra le arti in grado di mettersi a servizio dell’uomo.

Mi piace pensare che lo scopo del buon progettare sia quello di concepire l’architettura come dimensione dell’umano, come necessità dell’uomo, e che dunque tutto debba essere calibrato minuziosamente in funzione delle più comuni e vitali esigenze di noi tutti.

Mi piacerebbe che l’architettura fosse sempre in grado di tenere al centro il sentimento, di veicolare emozioni e sensazioni dando in qualche modo conforto, divertendo, incuriosendo a seconda del momento.

La difficoltà? Non tutti siamo uguali, non tutti abbiamo le stesse esigenze e rendere l’architettura soggettiva è difficile. Bisogna mettersi davanti al prossimo, cercando una mediazione interpersonale non sempre semplice.

Vorrei poter dire che questa è la ragione per cui nell’architettura la poesia delle forme non può mai mancare, perché tutti meritiamo di vivere al meglio.

La ragione per cui mi trovo qui, a scrivere di Richard Neutra è perché egli, con cristallina chiarezza ha esplicitamente dichiarato qual è lo scopo dell’architettura, o almeno della sua architettura.

Nel suo ” Survival Trough Design ” -Progettare per sopravvivere-Neutra afferma che “L’architettura deve rendere migliore la nostra vita”. Come biasimarlo?… Ma soprattutto, come riuscirci?

Il suo mantra, tenuto presente durante la progettazione di ogni sua opera, è sinonimo di due sole enormi costanti: l’uomo ed il vivere quotidiano, componenti dalle quali nessuno può prescindere.

Le parole sono di una semplicità dissacrante, quasi a sottolineare una economia e purezza dello spirito in grado di tradursi, nel suo caso in innumerevoli progetti, per lo più di abitazioni, dispersi tra vecchio ma soprattutto nuovo continente.

Le sue opere sono un vero e proprio ponte non solo tra i due continenti, ma tra le due principali correnti ideologiche dell’architettura moderna: la corrente razionalista e la corrente organica.

Quando parliamo di International Style, di Movimento Moderno, la nostra mente nell’immediato fluttua tra nomi come Le Corbusier, Ludwig Mies Van Der Rohe, Wlater Gropius, Alvar Aalto.

Richard Neutra, è senza dubbio autorevole figura di questo grande movimento e, pur non essendo il primo nome che viene in mente nel parlare di modernismo, è probabilmente tra i più fecondi, apprezzati e richiesti architetti del suo tempo.

Se pur con un linguaggio sempre altamente originale e personale egli, in particolar modo nelle sue opere di architettura residenziale, ha sempre tenuto in primo piano non solo il rapporto tra spazio architettonico e contesto, andando ad evitare ogni operazione di mimesi ma rispettando sempre l’ambiente, ma, in special modo, è sempre stato in grado di rispettare la personalità del fruitore, dotando ogni sua opera di uno spiccatissimo rispetto per l’individualità della committenza rimanendo allo stesso tempo incredibilmente coerente con il proprio modus operandi: la sua è una vera rivoluzione che pone le basi di un’architettura basata sulle cognizioni delle necessità fisiologiche e psicologiche dell’uomo.

Neutra inizia il suo percorso di progettista in Austria, in pieno contatto con Adolf Loos e la sua filosofia, per poi sbarcare nella sua terra di adozione, la California, che non solo lo renderà celebre, ma protagonista assoluto del suo tempo e senza dubbio eroe anche del nostro.

Facciamo zapping.

Pierce Morehouse Patchett, in L.A. confidential, film del 1997, cammina nella sua casa. Non è una casa qualunque. Patchett è proprietario della più nota opera di Richard Neutra: la Lovell Health house.

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La Lovell Health House è una pioneristica ed audace opera. La casa ricorda una imbarcazione, incagliata in una verdissima collina di Los Angeles.

L’orografia del luogo, assolutamente non trascurabile- e di conseguenza non trascurata- ha determinato la necessità di inserire una passerella in cemento che connettesse il piano stradale e l’ingresso della casa, quasi a ricordare un pontile.

L’ingresso della residenza è caratterizzato da un vano in legno, nel quale sono posizionati i corpi serventi illuminati da elementi in vetro che sono vere e proprie finestre sul mondo. Si è dentro e fuori, contemporaneamente incantati e respinti nel contesto.

Neutra inserisce proprio in questo punto un elemento del tutto particolare.

Un ovale blu, vetrato, che capta l’attenzione dell’osservatore.

E’ un faro della Ford, piena rappresentazione dell’hic et nunc, dello spirito del tempo e del luogo, chiaro simbolo del boom capitalistico americano.

“C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti”, lo credeva Henry Ford, lo credeva Richard Neutra.

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Figlio dell’esperienza Newyorkese e soprattutto degli anni passati a Chicago a diretto contatto con lamiere e metalli scintillanti, Neutra inserisce nella Lovell Health House una struttura in acciaio, montata sotto la sua supervisione in sole 40 ore, rendendola la prima opera residenziale con uno scheletro identico a quello dei più eclatanti organismi architettonici “born in the U.S.A” : i rivoluzionari grattacieli.

L’intero progetto si appoggia metodologicamente su una griglia modulare composta da parallelepipedi ripetuti tanto in orizzontale quanto in verticale e si alza sul piano di campagna per mezzo di un architrave che è memoria del mondo classico.

Il sistema a griglia modulare sembra essere interrotto in facciata da bande di intonaco rigorosamente bianche ( Neutra è degno figlio di Loos) che si attestano intorno al sistema di bucature costituito da moduli composti da finestre incorniciate da un sottile telaio metallico, che si inspessisce ritmicamente, ogni tre bucature, nel montante.

Ma l’elemento silente, quasi celato ma presentissimo nel progetto è una chiara ed esplicita richiesta della committenza: la Lovell Health house avrebbe dovuto essere salubre e tagliata per il benessere psicofisico.

Neutra tradusse la richiesta della committenza in una serie di spazi che prevedevano spazi per attività fisica, logge e verande aperte ed ariose immerse nel verde della California, ed una piscina inclusa, o più propriamente assorbita nella platea delle fondamenta che, non solo rispecchiava l’interesse della committenza, ma risulta essere un elemento efficacissimo per ridurre le fondamenta singole.

Se con la Lovell health house l’ago della bilancia tende al razionalismo, con la Ward Berger House Neutra progetta ogni elemento dell’abitazione in piena affinità e relazione con il contesto e con la natura: l’ago si sposta verso l’organicismo.L’abitazione, progettata su un unico livello è concepita per essere abitata tanto internamente quanto esternamente.Neutra inserisce un elemento tipicamente Wrightiano, un caminetto, posizionato in maniera tale da poter essere utilizzato tanto nel salotto interno che in quello esterno: il patio del cortile.

lovell health

Il vetro è il materiale dominante, ed il motivo non è affatto casuale. Neutra scrive:

“…Ciò che noi chiamiamo brevemente natura include tutto ciò che è parte delle necessità e delle caratteristiche degli organismi viventi. L’ intero mondo dei fenomeni organici, negli sfoghi della nostra evidente immaturità, è spesso trattato contropelo e in contrasto al “piano supremo”, quello della consistenza e delle necessità biologiche. In tempi passati, agire in questo modo era considerato un peccato e le divinità minacciavano con la morte i peccatori per questa loro colpa. Oggi invece abbiamo messo da parte l’aspetto etico morale, forse troppo sconsideratamente. Per noi uomini odierni, la questione è però ancora la stessa: o sopravvivere in virtù di un comportamento saggio e corretto o essere condannati a morte a causa dei nostri propri errori…”

La luce, i profumi, lo spirare del vento, sono elementi dai quali le opere di Neutra non possono mai prescindere.
La sua architettura interna è un poutpourrì di arte, di paesaggio e funzionalità, ma soprattutto le sue opere ci ricordano come la creatività è in primo luogo “il principale mezzo con il quale gli esseri umani hanno per tanto tempo cercato di modificare il loro ambiente naturale, sia in piccolo che in grande stile. L’ambiente fisico si deve rendere più abitabile con aspirazioni che mirano ad un più alto livello qualitativo. Ogni progetto diventa l’antenato di un elevato numero di altri progetti e genera una nuova serie di aspirazioni”.

Mi piacerebbe pensare all’architettura come strumento filantropico, dove appunto, la creatività è sfruttata in maniera intelligente, senza puntare all’autocelebrazione dell’artefice ma piuttosto – utopia forse molto lontana dalla realtà – come strumento per migliorare qualitativamente la percezione di quel che di più abbiamo caro, il nostro mondo.

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