Cap II: FRANK LLOYD WRIGHT -Crisi E Opportunita’

Nel 1929 come nel 2008 una crisi nata nel settore finanziario si propagò in modo dirompente nell’economia reale con effetti drammatici.
Al netto delle differenze tra i due eventi, le ricadute sul piano sociale, in termini di disoccupazione e aumento della povertà, e su quello culturale, generate da una drastica e generalizzata riduzione delle risorse disponibili, hanno molte similitudini.
Quando la crisi economica del ’29 colpì gli Stati Uniti e con essa in modo più o meno diretto tutte le economie mondiali, Wrightaveva superato i sessant’anni e da almeno trenta ed era riconosciuto come uno dei più grandi progettisti viventi.
L’architetto che aveva già trasformato la concezione di residenza con le “Prairie House” (Dana House 1900, Robie House 1906), che aveva esplorato l’architettura giapponese (Imperial Hotel 1922), che aveva abbracciato l’architettura autoctona ispirata dalle costruzioni Maya (Hollyhock House, Millard Hause); l’uomo che aveva costruito per tre volte l’utopia di Taliesin, si trovava di fronte ad una crisi che da economica era diventata sistemica, sociale, culturale.
In quel periodo la disoccupazione negli stati uniti tocca il 25%, le commesse scarseggiano, l’attività dello studio rallenta fino ad essere trasformato in “Bottega”.
Proprio quando tutto avrebbe fatto pensare ad un inesorabile declino, Wright rinnova completamente il suo linguaggio realizzando tra gli anni trenta e quaranta il meglio della sua produzione.
La mostra al Moma del 1932 sull’architettura contemporanea che lo mette in contatto con gli architetti europei del movimento moderno sicuramente lo stimola ad esplorare nuove strade, ma il seme del suo rinnovamento risiede altrove.
Wright è figlio di un’ideologia individualistica, è intriso dello spirito pionieristico tipico della cultura americana.
L’individualismo di matrice romantica, lo spinge a studiare il rapporto tra individuo e spazio architettonico, tra individuo e natura. Lo spirito del pioniere lo porta ad essere naturalmente propenso al cambiamento, alla trasformazione.
Nell’opera “Architettura Organica” (1939) esprime chiaramente la sua idea di architettura: un’architettura che rifiuta la ricerca estetica e formale fine a se stessa, indipendente da ogni imposizione esterna contrastante con la natura dell’uomo. Nella sua visione la progettazione architettonica ha il compito di creare un’armonia tra uomo e natura, instaurare un equilibrio tra ambiente costruito ed ambiente naturale attraverso l’integrazione.
Questo è l’idea che permette a Wright, più di ogni altro, di attraversare forme e stili differenti, di evolversi rimanendo fedele a se stesso.
Il concetto di architettura organica, l’armonia tra ambiente costruito e ambiente naturale, così declinato precorre un tema estremamente attuale che non riguarda solo la contestualizzazione dell’opera architettonica, ma contiene il germe di molti aspetti legati al tema della sostenibilità.
Tra il 1936 e il 1939 realizza quello che, utilizzando le parole di Bruno Zevi, “segna l’apice poetico del metodo organico e la massima vetta raggiunta dalla libertà creativa” , Casa Kaufman nota anche come “Casa sulla Cascata”.
Si tratta di una casa per vacanze situata in Pensylvenia in un’area boschiva attraversata da un torrente. Essa rappresenta uno dei più mirabili esempi di integrazione tra elemento costruito e contesto naturale.
Dal bosco una strada carrabile conduce ad un ponte sul corso d’acqua e prosegue su un sentiero che conduce all’ingresso posto in posizione decentrata rispetto alla struttura.
Il percorso è studiato in modo che alberi e terrapieni celino fino all’ultimo l’edificio. Quasi una scelta di integrazione per sparizione.
Il rapporto col contesto si sviluppa attraverso scelte cromatiche e di materiali: la pietra naturale autoctona delle strutture verticali si fonde con il cemento armato colorato di beige degli aggetti orizzontali, le grandi vetrate con infissi in metallo rosso li connettono.
Sono tuttavia le scelte formali a sublimare la fusione tra naturale ed artificiale: quattro pilastri di pietra rappresentano il nucleo centrale da cui si protendono i piani orizzontali aggettanti in cemento armato. Essi richiamano espressamente il concetto della stratificazione della roccia. Quasi che la casa fosse una sedimentazione naturale generata dal tempo.
Gli ambienti interni sono separati dall’esterno attraverso vetrate continue che hanno il compito di creare continuità tra interno ed esterno.
Il piano principale è occupato dal soggiorno dalla cucina e dalla zona pranzo, mentre una scala collega al secondo piano dove è collocata la zona notte. Ciascuna camera ha una terrazza orientata in una direzione diversa dalle altre.
L’ultimo piano, più contenuto in pianta, accoglie uno studio, una camera da letto ed una terrazza.

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Un percorso protetto da una pensilina conduce, attraverso il bosco, ad un’ala staccata destinata agli ospiti. Questa ala è costituita da un soggiorno, una camera da letto ed un terrazzo con piscina.
“In una Magnifica foresta, uno sprone di solida roccia che sorge a fianco di una cascata… la soluzione naturale apparve quella di sospendere in aggetto la casa al suo sostegno roccioso, sopra la cascata. La prima, tra le case da me costruite, eseguita in cemento armato: e perciò la sua forma si modellò sulla grammatica di questo tipo di costruzione.” [1]

È lo stesso autore ad evidenziare gli aspetti fondamentali del metodo, la lettura del contesto naturale come punto di partenza del progetto, l’integrazione tra elemento costruito ed elemento naturale, il rapporto tra potenzialità strutturali e scelte compositive.
Il secondo capolavoro degli anno ’30 è la sede degli uffici della società Johnson Wax a Racine.
È interessante constatare che proprio in un momento di crisi uno delle più grandi società americane dell’epoca decida di dotarsi di una nuova sede estremamente innovativa, caratterizzata da un linguaggio estetico lontano dal classicismo dominante in America in quel periodo.
Ma poiché come abbiamo già sottolineato, per Wright, l’architettura non può essere solo ricerca formale, l’innovazione estetica discende da una più profonda innovazione del concetto stesso di luogo di lavoro. Per usare le parole dello stesso architetto:
“Johnson sta costruendo un edificio che stimola a lavorare come una cattedrale ispira adorare Dio” [2]
Il progetto è articolata su due volumi messi in relazione da un ingresso-portico comune fruibile da veicoli e utenti. Un lato è destinato al grande spazio per gli uffici, l’altro ai servizi e al deposito.
La grande sala destinata a contenere gli uffici amministrativi, alta più di sei metri, richiama la navata di una chiesa, e permette di ospitare più di 200 persone in uno spazio di lavoro unico.
Molto curato è lo studio della luce naturale, indispensabile per generare un luogo di lavoro confortevole. Lo scopo è ottenuto attraverso due soluzioni: una copertura parzialmente trasparente e l’utilizzo di bande trasparenti, elementi tubolari di vetro, che percorrono l’involucro e che consentono di illuminare naturalmente l’interno e, allo stesso tempo, impediscono la visibilità dall’esterno.
Se la casa sulla cascata è un edificio estremamente aperto al contesto, estroverso il progetto per la sede della società Johnson Wax ha un’impostazione completamente diversa. È un edificio “introverso”, chiuso verso l’esterno.
La motivazione risiede sempre nel contesto, per tre lati l’edificio è circondato da edifici residenziali di bassa qualità mentre il quarto, uno dei due lunghi, si affaccia sui vecchi stabilimenti della fabbrica. In questo, secondi Wright, è l’edificio che deve valorizzare il contesto, deve attirare su di se l’attenzione, deve diventare il centro visivo del contesto.

 

Bibliografia
Saggio A., Architettura e Modernità. Dal Bauhaus alla Rivoluzione Informatica, Carocci, Roma, 2010
Bradaschia M., La Costruzione dell’Architettura, LetteraVentidue, Palermo, 2014
Zevi B., Saper vedere l’architettura, Piccola Biblioteca Einaudi, Milano, 2008
Pfeiffer B.B., Frank LLoyd Wright, Taschen, Milano, 2007
Note
[1] Cit. F.L. Wright da Frank LLoyd Wright, di Pfeiffer B.B., Taschen, Milano, 2007
[2] Cit. F.L. Wright da Frank LLoyd Wright, di Pfeiffer B.B., Taschen, Milano, 2007

Immagini
[Imm. 1-6] da Frank LLoyd Wright, di Pfeiffer B.B. Taschen, Milano, 2007

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