CAP I: Sulla funzione operativa della critica

Non è data architettura fuori dalla sua dimensione storica, perché non esiste individuo né cultura che non sia il risultato di stratificazioni temporali. Estraniata dalla sua condizione di elemento storicizzato, l’architettura non è leggibile come tale, né immaginabile. La sua condizione storica è oggettiva, ma la consapevolezza che, come architetti e critici, abbiamo di tale condizione è sempre soggettiva, dal momento che possiamo conoscere la storia solo attraverso la storiografia. L’impiego di questa coscienza, che è dunque la nostra costruzione del reale, è strumento critico e progettuale al contempo, dal momento che l’opera di progetto è allo stesso tempo creativa e critica. La consapevolezza di muoversi tra le righe della storia non porta dunque ad una reificazione delle forme storicizzate: al contrario, solo attraverso la costante rilettura delle opere del passato siamo in grado di progredire. La rilettura di P. Eisenman del lavoro di L. B. Alberti e di G. Terragni in chiave puramente sintattica è un chiaro esempio di questo approccio all’opera architettonica. Gli stessi autori postmoderni, quantomeno quelli della scena europea, per cui la reificazione della forma storica è fondamento del progetto, ne applicano una costante modificazione del significato, non mirando alla ricostituzione di uno stile, ma piuttosto alla risemantizzazione di archetipi ed elementi classici. Appare dunque chiaro come, da un lato, lo statuto epistemologico del progettista contemporaneo non abbia confini netti e protocolli precisi e, dall’altro, come la consapevolezza storica sia fondamentale non solo per l’inserimento dell’opera all’interno del contesto, ma per il progresso dello stesso. In questo senso possiamo guardare con interesse ai razionalisti italiani, sia dal punto di vista progettuale che da quello critico: pur aderendo ai movimenti di avanguardia di respiro europeo, la costante attenzione all’elemento storico e contestuale ha consentito alla scuola italiana di produrre alcune delle opere più significative del secolo.

 

 

D’altronde è evidente come la ricerca storico-critica non sia estranea dal contesto storico nel quale si inserisce e, come ogni altra disciplina, viva di discontinuità e salti nella sua evoluzione. In questo senso la lettura storico-critica che oggi si può dare degli atteggiamenti post-modernisti deve necessariamente essere differente da quella che si è data durante gli anni ‘80-’90. Il cambio di prospettiva non è solo foriero di nuove interpretazioni e, quindi, di nuove possibilità operative sul passato e sul presente, ma necessario, perché rispondente al paradigma vigente quando si effettua l’analisi. È fuori di dubbio che il dato storiografico esista e non sia eludibile ma, proprio per la sua natura di dato, acquista valore nel momento in cui il progettista ed il critico sono in grado di darne una lettura che lo trasformi in informazione storico-critica. In questo senso è chiaro che intende dare, anche all’attività critica del formarsi della consapevolezza storica, un carattere preminentemente operativo.

 

 

Matteo Baldissara

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