Cap I: Jørn Utzon- successioni paradigmatiche

Fermarsi? Impedire all’essere umano di innovare affinché queste innovazioni non compromettano la stabilità raggiunta? Questa stabilità che sembra essere sempre in procinto di perdere quel delicato e rassicurante equilibrio di un determinato modo di vivere. Il cambiamento svela le paure che si celano dietro lo spirito dell’essere umano, a volte viene accettato con enfasi, in altri casi incute timore e visto con pregiudizio e solo con il tempo sarà riconosciuto e accettato. Come osserva il fisico tedesco Max Plank in campo scientifico, “una nuova verità scientifica non trionfa convincendo i suoi oppositori, e facendo loro vedere la luce, ma piuttosto perché i suoi oppositori alla fine muoiono, e cresce una nuova generazione che è abituata ad essa”.

L’evoluzione comportamentale, scientifica, artistica, tecnologica, informatica dell’essere umano è possibile solo se esso si ritiene pronto ad accettare o meno l’ uso di nuove scoperte nella vita di tutti i giorni. “La consapevolezza è il pre-requisito a tutte le modifiche accettabili della teoria. Tutto comincia nella mente della persona”, queste le parole dello storico e filosofo Thomas Kuhn il quale è stato in grado di elargire una spiegazione utile alla comprensione delle rivoluzioni scientifiche. Kuhn sostiene che il progresso scientifico non è un’evoluzione, ma piuttosto è una “serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali“, e in queste rivoluzioni “una visione concettuale del mondo è sostituita da un’altra”. Nello spiegare la sua tesi, introduce il termine paradigma con il quale intende l’ insieme di teorie, leggi e strumenti che definiscono una tradizione di ricerca in cui le teorie sono accettate universalmente.

Una delle implicazioni più importanti della tesi di Kuhn è che una teoria non ne rimpiazza un’altra perché quest’ultima è falsa ma semplicemente perché c’è stato un cambiamento totale della visione del mondo. Cambiare paradigma significa riconcettualizzare il mondo, operare, come diceva Kuhn, una sorta di Gestalt switch. Il salto di paradigma è un cambiamento da un modo di pensare ad un’altro. È una trasformazione, una sorta di metamorfosi. Esso non accade, ma piuttosto è guidato da agenti di cambio.

Questa successione paradigmatica è valida e applicabile anche al campo architettonico. Ciò è determinato dal fatto che il comportamento dell’uomo, i mutamenti del modo di vivere si riflettono parallelamente agli ambienti e i luoghi progettati dagli architetti.

”Cogliere l’ispirazione presente in ognuno degli innumerevoli mezzi di espressione dell’Uomo, lavorare a partire dalle nostre mani, dai nostri occhi, dai piedi, dalla pancia, a partire dal nostro modo di muoverci, invece che basarci su norme statiche e regole accettate semplicemente perché comuni; questo è il cammino verso un’architettura che sia tanto varia quanto umana. È necessario essere in sintonia con il proprio tempo e con il proprio contesto, e trovare ispirazione nelle sfide che ci si presentano, affinché i dati e i diversi fattori in questione trovino una unità e si traducano in linguaggio architettonico. ”

Dalle parole di Jørn Utzon trapela questa volontà, come architetto, di lasciarsi ispirare da ciò che lo circonda. Cerca di comprendere come sia sviluppato il modo di vivere delle persone e allo stesso tempo indaga il progredire dei metodi costruttivi.

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Cercando di affrontare un esempio concreto, l’edificio della sede del Parlamento Nazionale in Kuwait di Jørn Utzon può risultare utile per illustrare ciò che in architettura si possa definire cambio di paradigma. L’architetto danese ha saputo leggere il linguaggio architettonico che caratterizza il patrimonio del Kuwait e re-interpretarlo con materiali e tecniche costruttive nuove. L’uso prevalente del cemento, l’assenza di tradizionali ornamenti non sono forse dei cambi di paradigma accettati per la realizzazione di questo progetto?

Probabilmente il cambio di paradigma: tecnologie e tecniche costruttive non appartenenti al Kuwait, ha permesso un evolversi dello spazio architettonico di questo paese. Allo stesso tempo, l’architetto ha saputo rispettare quei paradigmi ancora attuali: il modo di vivere di quel determinato luogo.

Così, il ciclo dei paradigmi introdotto da Kuhn in ambito scientifico, risulta senza dubbio avere la stessa valenza in quello architettonico. E anche qui, sarà il tempo a determinare quali paradigmi verranno presi in considerazione e accettati.

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