Cap I: Passato E Memoria: La Questione Dell’interpretazione

Parlare del rapporto tra concezione della storia e progetto, vuol dire parlare della relazione tra storia ed eredità del passato: il modo in cui questa trasmissione di valori si manifesta nel tempo presente, ed in questo tempo debba essere elaborata, dipende fortemente dal tipo di interpretazione che alla storia stessa si dà.

Uscire fuori da un’idea continuista della storia, ovvero della storia come processo continuo lineare e infinito, non vuol dire negare un rapporto di necessità tra ciò che viene prima e ciò che viene dopo (il che demolirebbe il concetto stesso di “patrimonio”), ma vuol dire svincolare la visione del passato da un’ottica puramente cronologica.

Occorre comprendere che in ogni oggetto storico tutti i tempi si incontrano, entrano in collisione oppure si fondono plasticamente, si biforcano o si combinano gli uni con gli altri. Georges Didi-Huberman

In questa prospettiva la storia fuoriesce dallo statuto di scienza, quindi non può limitarsi a fornire delle cronologie: la cronologia, infatti, è quanto di più si approssima all’oggettività; e la storia non è mai stata oggettiva. Piuttosto è il prodotto di una costellazione di eventi, di una visione sincronica del passato; per cui si può pensare di accostare, in un’operazione di montaggio, episodi vicini, seppur temporalmente distanti. Il risultato è una storia che si definisce come confluenza di cronologie e anacronismi, che individua rapporti di derivazione fatti di ritmi eterogenei, di temporalità sfasate, di distanze relative, di parentele inattese.

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La storia dunque è sempre “storica”, non ha possibilità di esistere al di fuori del presente che la costruisce: Il passato non esiste in quanto tale, ma solo mediante la “decantazione”. Marc Bloch

Un tale approccio alla temporalità comporta due conseguenze, ovviamente tra loro interconnesse: una che ha a che fare con l’oggetto del sapere storico, che da passato diventa “memoria”, includendo in esso un fattore di carattere culturale e psichico; l’altra sul soggetto di questa ricostruzione, che da puro conoscitore, o scienziato, si fa “interprete”.

All’interno di questo rapporto dialettico tra passato ed attualità, Benjamin affida alle immagini il potere di condensazione della realtà e addirittura di elevazione del passato ad un grado di attualità più alto che al momento della sua esistenza; e vede come unica redenzione possibile quella offerta dalla memoria.

In questo contesto, non si parla ovviamente di memoria individuale, bensì collettiva, comunitaria; e allo stesso modo si vuole intendere il concetto di interpretazione, svincolandolo dunque da un’ottica di arbitrarietà del processo, che invece necessita di essere collocato all’interno di un orizzonte di validità interpretativa. Se è vero che si affida al presente la possibilità o la necessità di un’operazione di montaggio del passato, è altrettanto vero che il legame di parentela che lega il passato al presente (e quindi il presente al futuro) deve essere rintracciato all’interno di una struttura in grado di dimostrare la propria legittimità.

È falso che si possa dire che l’interpretazione, come s’è scritto, sia aperta a ogni senso, con il pretesto che non si tratta che del legame di un significante con un significante, e di conseguenza di un legame folle. L’interpretazione non è aperta a ogni senso. È una concessione a chi si erge contro i caratteri incerti dell’interpretazione analitica, che tutte le interpretazioni sarebbero possibili, il che è propriamente un assurdo. […]. L’interpretazione è una significazione, e non una qualunque. […] L’interpretazione non è aperta a tutti i sensi. Non è affatto una qualunque. Jacques Lacan

Appurato il fatto che non è necessariamente la distanza temporale a tenere più o meno vicini episodi storici, e che le possibili linee di continuità offerte dal passato sono tutt’altro che esplicite e senz’altro non univoche, resterebbe dunque da capire, quale possa essere il terreno (certamente non uno solo) che rende possibile la costruzione di una permanenza, il persistere nel tempo di alcune costanti. Individuare questo campo è funzionale alla costruzione di una interpretazione che sia, per l’appunto, “significazione”.

Questa interpretazione, per avvicinarci in maniera più diretta all’ambito architettonico, è il fulcro del processo creativo, da cui ogni progetto di architettura ha origine, e consiste proprio nell’elaborazione e nella combinazione simultanea tra forme di eredità del passato ed elementi di innovazione, tra conformità all’esperienza e cambiamento. È questa la ragione per cui l’architettura non può tirarsi indietro dall’occuparsi di storia, sempre intendendola nell’accezione di cui finora abbiamo discusso.

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Riferimenti bibliografici:
Walter Benjamin, Sul concetto di storia, a cura di Gianfranco Bonola e Michele Ranchetti, Giulio Einaudi Editore, 1997
George Didi-Huberman, Storia dell’arte e anacronismo delle immagini, Bollati Boringhieri, 2007.
Marc Boch, Apologia della Storia o mestiere di storico, Einaudi, 1950.
J.-B. Pontalis, Seminari di Jacques Lacan (1956-1959), Pratiche Editrice, 1978.

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