CAP I: ERICH MENDELSOHN-Masse energetiche

I miei schizzi non sono che appunti, contorni di visioni subitanee, benché nella loro natura di edifici, essi appaiano quali entità. È di somma importanza fissare queste visioni sulla carta, così come ci balenano nella mente, poiché ogni nuova creatura porta con sé il germe del suo potenziale sviluppo, e diviene un essere umano seguendo un processo di evoluzione.

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L’attenzione di Mendelsohn al mondo del disegno impulsivo ha radici profonde, ma molto prossime. Avendo vissuto il clima dell’espressionismo, avendo avuto contatti Klee, Marc e Kandinsky, attraverso il gruppo Der blaue Reiter, il valore dell’energia potenziale contenuta nello schizzo gli era ben noto. Ma la linfa che ha alimentato queste radici aveva ancora altre origini: tra il 1900 e il 1930 Sigmund Freud scrisse molti dei suoi testi più diffusi tra gli intellettuali dell’epoca; nel 1905 Albert Einstein pubblicò la sua teoria della relatività e, dieci anni dopo, quella della relatività generale. Il mondo era stato sconvolto in tutte le sue dimensioni: quella del mondo esterno, dell’infinitamente grande, delle enormi masse capaci di deformare lo spazio attraverso la propria energia, e quella del mondo interiore, con subconsci scuri e profondi come buchi neri, sconvolti dalla grande guerra.

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Ritornando dunque al disegno: gli schizzi di Mendelsohn sono una visione stellare. Lo sguardo è puntato verso il cielo, ma ha origine dal nostro stesso interno, un punto infinitamente distante dentro noi. Talmente distante che il suo orizzonte è curvo, come curva è la superficie terrestre, come curvo è lo spazio deformato dalla massa. L’edificio è certamente il protagonista della rappresentazione – unico soggetto, in effetti – ma qualcosa di ancora più importante: il punto di misura dell’universo, un picchetto di conoscenza di ciò che è altro da noi.

Così come negli schizzi, nelle sue architetture il valore cosmico acquisisce un’importanza fondamentale: combinando tecniche che derivano dal neoplasticismo e dal costruttivismo, l’obiettivo di Mendelsohn è generare sistemi di masse dinamiche in relazione ritmica tra loro. Non poteva, come gli esponenti della Nuova oggettività, rinunciare alla massa, perché, rinunciandovi, avrebbe perso anche tutta l’energia potenziale che porta con sé.

 

La massa ha bisogno della luce, la luce mette in moto la massa, è reciproco, parallelo, complementare. La massa è chiaramente organizzata quando la luce interviene in modo bilanciato.

 

È lo stretto legame tra massa, energia e luce a definire spazialmente le architetture di Menedelsohn.

 

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