CAP I: la regia del frammento

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Russia 1905

Una donna colpita al basso ventre da un colpo di fucile si accascia ormai senza vita al suolo. Cadendo urta tragicamente la carrozzina del figlio che, ormai senza freni, comincia una folle discesa lungo la scalinata sulla quale la madre stava cercando riparo per entrambi.

Quella che segue, da qui in poi, diverrà una delle scene più famose della storia del cinema: una lunga sequenza nella quale la carrozzina bianca, pura, innocente come il bambino che custodisce, navigando attraverso un mare di cadaveri, come una nave senza più il suo timoniere, va impotente verso il suo destino.

 

È un pugno nello stomaco dello spettatore che rimane impietrito dalla tragedia che sta per consumarsi, che sembra quasi volersi protendere verso lo schermo per afferrare quella carrozzina. Basterebbe così poco per fermarla eppure nessuno può far nulla.

 

 

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Il cinema di Ėjzenštejn è racchiuso nella forza emotiva di questa scena del film “La corazzata Potëmkin” (1925). Sequenze che non ci fanno mai sentire al sicuro, che vogliono colpirci senza lasciare il tempo di emettere un suono; un “cine-pugno” che attraverso un sistema frammentario di montaggio inaugura un nuovo modo di riprendere il mondo e coinvolgere emotivamente lo spettatore.

 

È il “montaggio delle attrazioni” quello nel quale il regista russo d’avanguardia ci catapulta e dal quale, seppur spaventati, sembriamo non voler uscire. Perché è qualcosa che tocca corde nascoste della nostra sensibilità, che ci risveglia dall’assorbimento passivo della storia e suscita in noi nuove idee e riflessioni.

Nel montaggio delle attrazioni tutto è frammentario, disordinato, incompiuto. Lo spettatore ricostruisce mentalmente un intero che la pellicola non comunica. Ėjzenštejn inverte addirittura l’ordine temporale canonico delle sequenze, generando un senso di smarrimento e paura rispetto a quello che si avrebbe normalmente. Sequenze brevi, composte da porzioni eterogenee, spesso incomprensibili che spingono lo spettatore ad un salto, ad un’operazione attiva e, potremmo dire progettuale, ricompositiva.

 

 

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È il grande tema del “frammento” quello con cui si cimenta il maestro russo e che è allo stesso tempo il filo rosso che lega, come una ragnatela invisibile, tutti i campi del sapere del secolo precedente, dalla storia, all’arte passando per la filosofia. Le tele del Cubismo, le sequenze di diapositive che corrono rapide davanti ad un proiettore o lo sguardo nuovo della fotografia sono solo alcuni dei campi dove la tematica del frammento emerge con forza.

 

Nell’ambito della storia l’impatto è altrettanto deflagrante. Viene abbandonata finalmente la visione canonica della storia vista come un continuum di eventi strettamente connessi secondo una logica marxista-progressista. Walter Benjamin è tra i fautori più importanti di questa rivoluzione: per lui la storia è un concetto completamente opposto a quello a cui siamo abituati.

Il presente non è il risultato di un flusso di eventi che viene dal passato, che non è che l’altra faccia del presente, derivante proprio da quest’ultimo. È il presente che genera dal suo interno il proprio passato, e il passato non può sussistere indipendentemente da un presente che lo testimonia e lo redime. I frammenti di questo passato vengono selezionati in modo critico e montati insieme a loro volta in un progetto di futuro.

 

Per Benjamin è l’arte il riscatto in un mondo moderno che ha assopito l’individuo in una “fruizione distratta”, dove la “contemplazione” è stata relegata in un angolo in una società sottomessa e lacera. Il filosofo ad una prospettiva polemica predilige quindi una via ottimista: attraverso l’immagine artistica, la dialettica con il mondo non cosciente dello spettatore, avviene il riscatto del nostro mondo da una logica predominante del consumo e dello scambio.

Le masse, uscite dalla sottomissione delle ideologie del potere, sono risvegliate e rivendicano un ruolo nella partecipazione politica e sociale. È il messaggio che Ėjzenštejn lancia nel suo film dove lo spirito di rivolta rinasce e si scaglia contro gli oppressori, dove le folle vengono finalmente risvegliate dal torpore e riprendono un ruolo attivo nel flusso della storia. Quel “cine-pugno” non è altro che uno schiaffo, un gesto che mira a muovere le coscienze e generare nuove consapevolezze. La corazzata Potëmkin è la nave della modernità che non va fuori rotta ma si fa portatrice di una crisi che non sarà più sanabile nella Russia zarista.
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È il potere del frammento, che seppur incompleto per sua stessa definizione, è portatore di interezza proprio nella sua stessa mancanza; il frammento che è da un lato prodotto della moda, del consumo e del torpore moderno ma anche promessa di futuro, possibilità offerta agli uomini di scardinare la storia dei vincitori e il tempo mitico del sempre-uguale.

È un atteggiamento anti-messianico nel quale l’umanità, finalmente, trova riscatto dei suoi stessi orrori tramite una sensibilità tutta nuova; un’umanità che a differenza dell’Angelus Novus di Paul Klee non guarda angosciata al passato ma lo redime e si proietta pienamente nel futuro.

L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che gli non può chiuderle”. [1]
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Bibliografia e Note
Benjamin W., Tesi sul concetto di Storia, Einaudi, Milano 1997
Benjamin W., L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, Einaudi, Milano 2000 (ed.originale 1936)
Rondolino G., Storia del cinema., UTET, Torino 2008
[1] Benjamin W., Tesi sul concetto di Storia, Einaudi, Milano 1997, pag. 35-7
Raccolta immagini

[Immagine 1] Frame tratto dal film “La corazzata Potëmkin” (1925)_Scena della fucilazione della madre

[Immagine 2] Frame tratto dal film “La corazzata Potëmkin” (1925)_Scena della caduta della carrozzina

[Immagine 3] Poster originale del film “La corazzata Potëmkin” (1925)

[Immagine 4] Frame tratto dal film “La corazzata Potëmkin” (1925)

[Immagine 5] Klee P., “Angelus Novus” (1920)_Disegno ad olio ed acquerello su carboncino, 31,8 x 24,2 cm

The Israel Museum, Gerusalemme

 

Sitografia
https://www.youtube.com/watch?v=Cj8yyfdG3hk
http://images.wired.it
http://www.mymovies.it/poster/?id=11894
http://amori-difficili.blogspot.it/2012/10/angelus-novus-paul-klee-e-walter.html

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